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Fossili della Tuscia viterbese


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Fossili della Tuscia viterbese



Fossili della Tuscia viterbese


Sono qui raccolti e recensiti tutti i giacimenti fossiliferi nel territorio della Tuscia viterbese che, fino ad ora, ho avuto il piacere di scoprire e visitare. Nella Tuscia possono essere trovati fossili risalenti fino al Giurassico, anche se la maggior parte dei giacimenti si riferisce al Pliocene o al Pleistocene. Possiamo trovare fossili nella parte più occidentale, vicino al mare, e in quella orientale, solcata dal fiume Tevere; la restante parte è coperta in modo discontinuo dalle rocce vulcaniche depositate da quelli che oggi sono i grandi laghi di Bolsena, Vico e Bracciano.

Sono qui raccolti e recensiti tutti i giacimenti fossiliferi nel territorio della Tuscia viterbese che, fino ad ora, ho avuto il piacere di scoprire e visitare. Nella Tuscia possono essere trovati fossili risalenti fino al Giurassico, anche se la maggior parte dei giacimenti si riferisce al Pliocene o al Pleistocene. Possiamo trovare fossili nella parte più occidentale, vicino al mare, e in quella orientale, solcata dal fiume Tevere; la restante parte è coperta in modo discontinuo dalle rocce vulcaniche depositate da quelli che oggi sono i grandi laghi di Bolsena, Vico e Bracciano.

Carta geologica della Tuscia (collage da "Il pliocene e il Quaternario della media valle del Tevere" di Mancini, Girotti, Cavinato, 2004).

Questo sito dedica un'intera sezione a alla Tuscia viterbese poiché nasce, nel 2015, come portale orientato alla divulgazione paleontologica di questo territorio, nel quale ha preso forma e si è sviluppata la passione del sottoscritto per le scienze naturali.

All’interno di un’area relativamente limitata si riscontrano ambienti costieri, rilievi montuosi e collinari, bacini lacustri di origine vulcanica, sistemi fluviali, estese superfici boscate e aree agricole. Questa eterogeneità ambientale, unita alla presenza di ampi settori ancora poco antropizzati, rende la Tuscia viterbese un territorio di eccezionale valore scientifico per lo studio dei processi geologici e dell’evoluzione paleoambientale.

Il termine Tuscia è utilizzato in letteratura con accezioni talvolta differenti; in ambito storico e geografico esso viene comunemente riferito al territorio corrispondente all’attuale provincia di Viterbo, compresa tra la Maremma grossetana a nord e l’area romana a sud. La presente sezione è dedicata esclusivamente ai giacimenti fossiliferi della Tuscia viterbese, intesi come quelli ubicati all’interno della provincia di Viterbo o nelle sue immediate adiacenze. I siti fossiliferi del resto del territorio nazionale sono invece trattati nella sezione Luoghi di ritrovamento in Italia.

Calcareous tufa del complesso Crescia, un sistema di grotte travertiniche che sorge sulla sponda del fiume Marta, vicino Tuscania.

I principali giacimenti fossiliferi della Tuscia viterbese si concentrano in due aree sedimentarie principali: la fascia costiera tirrenica, dal confine con la Toscana oltre Montalto di Castro fino all’area di Civitavecchia, e la media valle del Tevere, in particolare nei settori di Orte, Magliano Sabina e Attigliano. Le due aree sono separate dai grandi apparati vulcanici laziali, oggi occupati dai laghi di Bolsena, Vico e Bracciano, che corrispondono a caldere vulcaniche formatesi in seguito a un’intensa attività magmatica tra circa 1,5 milioni e 10.000 anni fa.

L’attività vulcanica ha prodotto l’emissione di ingenti volumi di materiali piroclastici ed effusivi, tra cui ceneri, tufi e basalti, oltre alla deposizione di travertini tuttora in formazione. Queste litologie ricoprono in gran parte il basamento sedimentario preesistente, costituito prevalentemente dal Flysch della Tolfa (successioni torbiditiche deposte tra il Cretaceo e l’Oligocene) e da depositi argilloso-sabbiosi di età pliocenica-pleistocenica.

Le unità litostratigrafiche più antiche affioranti nella Tuscia risalgono al Mesozoico; escludendo i settori appenninici più orientali, gli affioramenti più antichi sono rappresentati da quelli del Monte Canino, in prossimità dell’abitato di Canino, databili al Giurassico–Cretaceo e costituiti da calcari, diaspri e dal caratteristico Rosso Ammonitico (1).

Parete di "macco" (biocalcarenite) affiorante presso loc. Pisciarello (Tarquinia).Sopra: calcareniti stratificate di Località Pisciarello, Tarquinia (Pliocene superiore).

Le rocce fossilifere della Tuscia

Nella Tuscia possono essere trovati vari tipi di rocce sedimentarie contenenti fossili.

Le litologie maggiormente fossilifere sono probabilmente le argille che contengono una grande varietà di esemplari, spesso ben conservati grazie alla finezza del sedimento: vi si possono trovare coralli, molluschi, crostacei, briozoi, anellidi, brachiopodi, alghe coralline, vertebrati, organismi unicellulari e molti altri. ​Le argille e i silt sono infatti sedimenti associati a un grande numero di ambienti molto diversi tra loro, dalle le pianure alluvionali fluviali (regime continentale), le lagune costiere (regime litorale) o le zone a largo della costa sulla piattaforma o nelle pianure abissali (regime marino).

Altre litologie di grande interesse paleontologico sono le sabbie e le arenarie. Queste rocce, più dure e meno conservative rispetto alle argille, possono comunque custodire fossili non banali in grandi quantità. Si associano ad ambienti di deposizione a media energia, a metà tra il mondo dei silt-argille e della ghiaia, e nella Tuscia sono spesso testimoni di paleoambienti litorali o costieri di bassa profondità. Nelle sabbie i fossili possono presentarsi perfettamente conservati o, al contrario, frammentati in posto o dissolti, in base al tipo di deformazione subita pre- e post-deposizione e del tipo di organismo coinvolto. Qui si rinvengono principalmente molluschi, anellidi, echinodermi, cnidari, alghe coralline e crostacei, organismi tipici di ambienti marini meno profondi rispetto a quelli associati alle argille.

Le calcareniti, ampiamente diffuse nell’area di Tarquinia, rappresentano litologie fortemente fossilifere e di rilevante interesse stratigrafico e paleontologico. Pur ospitando una fauna generalmente meno diversificata e meno abbondante rispetto a quella associata ad altre litologie, esse restituiscono frequentemente esemplari di grandi dimensioni. L’ambiente di deposizione delle calcareniti è infatti caratterizzato da condizioni di energia medio-alta analoghe a quelle delle arenarie e dei depositi sabbiosi grossolani. La principale differenza rispetto alle arenarie silicoclastiche risiede nella natura del cemento, di tipo calcareo, il quale garantisce la coesione dei granuli e dei resti biogenici. In tali contesti sono comuni resti di molluschi di grandi dimensioni, echinodermi, cnidari, crostacei, nonché numerose tracce fossili (ichnofossili).

Oltre a queste rocce, nella Tuscia si possono osservare altre litologie detritico-carbonatiche fossilifere, come calciruditi, calcilutiti, biocalcareniti, oppure limi e fanghi continentali contenenti impressioni e ichnofossili. I calcari compatti del Rosso Ammonitico (Giurassico) affiorano solo in aree circoscritte del Monte Canino, vicino all’omonimo paese. Infine, i travertini e le calcareous tufa contengono spesso resti vegetali e animali di organismi vissuti anche poche centinaia di migliaia di anni fa, offrendo uno spaccato più recente della storia paleontologica.

Questo dirupo, scavato dal Fosso Cavone (Tarquinia), è nascosto sulla superficie da alberi e sterpaglie, quindi è molto pericoloso.

Luoghi bellissimi ma pericolosi

Nonostante l’elevato valore naturalistico e paesaggistico, il territorio della Tuscia presenta potenziali rischi per chi esplora affioramenti geologici e siti fossiliferi.

In tali contesti è necessario adottare adeguate precauzioni, in particolare durante i periodi di caldo intenso o di elevata piovosità. La presenza di fauna selvatica, tra cui vipere e cinghiali, così come le caratteristiche del terreno, quali pantani, cavità, superfici instabili e pareti subverticali, costituiscono elementi di rischio da tenere sempre da conto. Nei greti dei corsi d’acqua occorre prestare particolare attenzione alle superfici rocciose levigate e scivolose, nonché alla frequente presenza di recinzioni in filo spinato.

In alcune aree, in particolare nel settore di Tarquinia, le calcareniti affiorano in pareti alte, ripide e friabili; l’osservazione dei fossili o delle strutture geologiche non giustifica in alcun caso manovre di arrampicata, data l’elevata probabilità di distacchi e cadute. Il rischio risulta ulteriormente accentuato dalla copertura vegetale, che può occultare buche, scarpate o discontinuità del terreno. L'ideale per non "perdersi" nulla e non farsi male in certi affioramenti sarebbe l'utilizzo di un drone aereo, con il quale raggiungere i punti più impervi.

La vegetazione arbustiva, in particolare i rovi e altre piante spinose, è ampiamente diffusa e può rendere difficoltoso o impossibile l’accesso a fossi, sentieri e affioramenti. In alcune aree marginali, non interessate dalle più recenti trasformazioni agricole e antropiche, queste condizioni ricordano l’antica descrizione etrusco-romana della Selva Ciminia come ambiente difficilmente penetrabile​ e molto pericoloso ​ (2).

Si raccomanda pertanto l’utilizzo di strumenti di orientamento (GPS e/o mappe online e offline su smartphone), un abbigliamento adeguato all’ambiente naturale, quali calzature da trekking e indumenti resistenti, e una valutazione preventiva dei possibili rischi, come in ogni attività condotta in ambienti poco protetti e selvaggi.

Questo sito dedica un’intera sezione alla Tuscia viterbese poiché nasce, nel 2015, come portale orientato alla divulgazione paleontologica di questo territorio, nel quale ha preso forma e si è sviluppata la passione del sottoscritto per le scienze naturali.

All’interno di un’area relativamente limitata si riscontrano ambienti costieri, rilievi montuosi e collinari, bacini lacustri di origine vulcanica, sistemi fluviali, estese superfici boscate e aree agricole. Questa eterogeneità ambientale, unita alla presenza di ampi settori ancora poco antropizzati, rende la Tuscia viterbese un territorio di eccezionale valore scientifico per lo studio dei processi geologici e dell’evoluzione paleoambientale.

Il termine Tuscia è utilizzato in letteratura con accezioni talvolta differenti; in ambito storico e geografico esso viene comunemente riferito al territorio corrispondente all’attuale provincia di Viterbo, compresa tra la Maremma grossetana a nord e l’area romana a sud. La presente sezione è dedicata esclusivamente ai giacimenti fossiliferi della Tuscia viterbese, intesi come quelli ubicati all’interno della provincia di Viterbo o nelle sue immediate adiacenze. I siti fossiliferi del resto del territorio nazionale sono invece trattati nella sezione  Luoghi di ritrovamento in Italia.

I principali giacimenti fossiliferi della Tuscia viterbese si concentrano in due aree sedimentarie principali: la fascia costiera tirrenica, dal confine con la Toscana oltre Montalto di Castro fino all’area di Civitavecchia, e la media valle del Tevere, in particolare nei settori di Orte, Magliano Sabina e Attigliano. Le due aree sono separate dai grandi apparati vulcanici laziali, oggi occupati dai laghi di Bolsena, Vico e Bracciano, che corrispondono a caldere vulcaniche formatesi in seguito a un’intensa attività magmatica tra circa 1,5 milioni e 10.000 anni fa.



Carta geologica della Tuscia (collage da "Il pliocene e il Quaternario della media valle del Tevere" di Mancini, Girotti, Cavinato).Sopra: carta geologica della Tuscia (collage da "Il pliocene e il Quaternario della media valle del Tevere" di Mancini, Girotti, Cavinato, 2004).

L’attività vulcanica ha prodotto l’emissione di ingenti volumi di materiali piroclastici ed effusivi, tra cui ceneri, tufi e basalti, oltre alla deposizione di travertini tuttora in formazione. Queste litologie ricoprono in gran parte il basamento sedimentario preesistente, costituito prevalentemente dal Flysch della Tolfa (successioni torbiditiche deposte tra il Cretaceo e l’Oligocene) e da depositi argilloso-sabbiosi di età pliocenica-pleistocenica. Le unità litostratigrafiche più antiche affioranti nella Tuscia risalgono al Mesozoico; escludendo i settori appenninici più orientali, gli affioramenti più antichi sono rappresentati da quelli del Monte Canino, in prossimità dell’abitato di Canino, databili al Giurassico–Cretaceo e costituiti da calcari, diaspri e dal caratteristico Rosso Ammonitico (1).

Sotto: calcareous tufa del complesso Crescia, 
un sistema di grotte travertiniche che sorge sulla sponda del fiume Marta, vicino Tuscania.

Affioramento di calcareous tufa nelle grotte del Complesso Crescia.
Parete di "macco" (biocalcarenite) affiorante presso loc. Pisciarello (Tarquinia).Sopra: calcareniti stratificate di Località Pisciarello, Tarquinia (Pliocene superiore).

Luoghi bellissimi ma pericolosi

Nonostante l’elevato valore naturalistico e paesaggistico, il territorio della Tuscia presenta potenziali rischi per chi esplora affioramenti geologici e siti fossiliferi. In tali contesti è necessario adottare adeguate precauzioni, in particolare durante i periodi di caldo intenso o di elevata piovosità. La presenza di fauna selvatica, tra cui vipere e cinghiali, così come le caratteristiche del terreno, quali pantani, cavità, superfici instabili e pareti subverticali, costituiscono elementi di rischio da tenere sempre da conto. Nei greti dei corsi d’acqua occorre prestare particolare attenzione alle superfici rocciose levigate e scivolose, nonché alla frequente presenza di recinzioni in filo spinato. In alcune aree, in particolare nel settore di Tarquinia, le calcareniti affiorano in pareti alte, ripide e friabili; l’osservazione dei fossili o delle strutture geologiche non giustifica in alcun caso manovre di arrampicata, data l’elevata probabilità di distacchi e cadute. Il rischio risulta ulteriormente accentuato dalla copertura vegetale, che può occultare buche, scarpate o discontinuità del terreno. L'ideale per non "perdersi" nulla e non farsi male in certi affioramenti sarebbe l'utilizzo di un drone aereo, con il quale raggiungere i punti più impervi.

La vegetazione arbustiva, in particolare i rovi e altre piante spinose, è ampiamente diffusa e può rendere difficoltoso o impossibile l’accesso a fossi, sentieri e affioramenti. In alcune aree marginali, non interessate dalle più recenti trasformazioni agricole e antropiche, queste condizioni ricordano l’antica descrizione etrusco-romana della Selva Ciminia come ambiente difficilmente penetrabile ​ e molto pericoloso (2).

Si raccomanda pertanto l’utilizzo di strumenti di orientamento (GPS e/o mappe online e offline su smartphone), un abbigliamento adeguato all’ambiente naturale, quali calzature da trekking e indumenti resistenti, e una valutazione preventiva dei possibili rischi, come in ogni attività condotta in ambienti poco protetti e selvaggi.

Sopra, alcune rocce sedimentarie fossilifere della Tuscia, da sinistra a destra: argille e silt incoerenti della Macchia della Turchina, calcareniti e sabbie di Località Pisciarello, travertini e calcareous tufa della valle del fiume Marta.Sopra, alcune rocce sedimentarie fossilifere della Tuscia, da sinistra a destra: argille e silt incoerenti della Macchia della Turchina, calcareniti e sabbie di Località Pisciarello, travertini e calcareous tufa della valle del fiume Marta.

Le rocce fossilifere della Tuscia

Nella Tuscia possono essere trovati vari tipi di rocce sedimentarie contenenti fossili. Le litologie maggiormente fossilifere sono probabilmente le argille che contengono una grande varietà di esemplari, spesso ben conservati grazie alla finezza del sedimento: vi si possono trovare coralli, molluschi, crostacei, briozoi, anellidi, brachiopodi, alghe coralline, vertebrati, organismi unicellulari e molti altri.Le argille e i silt sono infatti sedimenti associati a un grande numero di ambienti molto diversi tra loro, dalle le pianure alluvionali fluviali (regime continentale), le lagune costiere (regime litorale) o le zone a largo della costa sulla piattaforma o nelle pianure abissali (regime marino).

Altre litologie di grande interesse paleontologico sono le sabbie e le arenarie. Queste rocce, più dure e meno conservative rispetto alle argille, possono comunque custodire fossili non banali in grandi quantità. Si associano ad ambienti di deposizione a media energia, a metà tra il mondo dei silt-argille e della ghiaia, e nella Tuscia sono spesso testimoni di paleoambienti litorali o costieri di bassa profondità. Nelle sabbie i fossili possono presentarsi perfettamente conservati o, al contrario, frammentati in posto o dissolti, in base al tipo di deformazione subita pre- e post-deposizione e del tipo di organismo coinvolto. Qui si rinvengono principalmente molluschi, anellidi, echinodermi, cnidari, alghe coralline e crostacei, organismi tipici di ambienti marini meno profondi rispetto a quelli associati alle argille.

Le calcareniti, ampiamente diffuse nell’area di Tarquinia, rappresentano litologie fortemente fossilifere e di rilevante interesse stratigrafico e paleontologico. Pur ospitando una fauna generalmente meno diversificata e meno abbondante rispetto a quella associata ad altre litologie, esse restituiscono frequentemente esemplari di grandi dimensioni. L’ambiente di deposizione delle calcareniti è infatti caratterizzato da condizioni di energia medio-alta analoghe a quelle delle arenarie e dei depositi sabbiosi grossolani. La principale differenza rispetto alle arenarie silicoclastiche risiede nella natura del cemento, di tipo calcareo, il quale garantisce la coesione dei granuli e dei resti biogenici. In tali contesti sono comuni resti di molluschi di grandi dimensioni, echinodermi, cnidari, crostacei, nonché numerose tracce fossili (ichnofossili).

Oltre a queste rocce, nella Tuscia si possono osservare altre litologie detritico-carbonatiche fossilifere, come calciruditi, calcilutiti, biocalcareniti, oppure limi e fanghi continentali contenenti impressioni e ichnofossili. I calcari compatti del Rosso Ammonitico (Giurassico) affiorano solo in aree circoscritte del Monte Canino, vicino all’omonimo paese. Infine, i travertini e le calcareous tufa contengono spesso resti vegetali e animali di organismi vissuti anche poche centinaia di migliaia di anni fa, offrendo uno spaccato più recente della storia paleontologica.

Storia geologica della Tuscia 

Prima di entrare nel dettaglio dei singoli affioramenti, è utile fornire un breve inquadramento della storia geologica della Tuscia sedimentaria per comprendere e interpretare correttamente i siti fossiliferi qui descritti. Le fonti (1)(3)(4)(5)(6) e i link "Approfondimenti" in fondo pagina contengono informazioni utili per capire ancora meglio i processi che hanno portato alla conformazione geomorfologica attuale. Per un esame più approfondito, si consulti la pagina Storia geologica della Tuscia.

Il record paleontologico nella nostra zona parte da metà del Mesozoico, precisamente dal Giurassico inferiore, epoca in cui si sono depositate le rocce che costituiscono il volume del Monte Canino (in blu-azzurro nell'immagine sotto), un rilievo isolato che svetta all'interno del bacino sedimentario litorale alto-laziale. Vi si trovano molti dei membri della cosiddetta "serie toscana" tra cui calcari massicci, rosso ammonitico e diaspri. Queste rocce contengono i classici fossili pelagici mesozoici rappresentati da ammoniti, nautiloidei e crinoidi, e complessivamente questa lunga successione è associata ad ambienti marini aperti o bacinali, di medio-alta profondità.

Queste rocce non sono tuttavia le più antiche affioranti nella Tuscia: al confine con la provincia di Grosseto, il massiccio dei monti di Manciano-Campigliola è formato da filladi (argilliti metamorfosate) e altre rocce metamorfiche risalenti al Triassico che però non sono risultate fossilifere (7).

Successione geologica completa del substrato pre-pliocenico dell'area della Tuscia costiera, estratto dalle carte ISPRA CARG indicate. Le litologie da MAS (calcare massiccio) a STO (scaglia toscana), del Giurassico inferiore - Cretaceo superiore, affiorano unicamente nell'edificio del Monte Canino. PTF, la pietraforte, è posta alla base di FYT e i rapporti tra loro non sono stati ancora ben chiariti. STO e FYT non sono in continuità fra loro bensì sussiste una discontinuità stratigrafica. PTZ è un'unità argillosa ricca di cristalli di gesso del Messiniano, depositata in un ambiente alluvionale prossimale quando il mare si ritirò notevolmente durante la crisi di salinità.
Successione geologica completa del substrato pre-pliocenico dell'area della Tuscia costiera, estratto dalle carte CARG indicate. Le litologie da MAS (calcare massiccio) a STO (scaglia toscana), del Giurassico inferiore - Cretaceo superiore, affiorano unicamente nell'edificio del Monte Canino. PTF, la pietraforte, è posta alla base di FYT e i rapporti tra loro non sono stati ancora ben chiariti. STO e FYT non sono in continuità fra loro bensì sussiste una discontinuità stratigrafica. PTZ è un'unità argillosa ricca di cristalli di gesso del Messiniano, depositata in un ambiente alluvionale prossimale quando il mare si ritirò notevolmente durante la crisi di salinità.

Per un lungo periodo, dal Cretaceo superiore all'Eocene, la regione della Tuscia rimase sommersa da un mare relativamente profondo, subendo gli effetti dei movimenti tettonici legati all'orogenesi alpina. In questo periodo, la progressiva chiusura dell’oceano Tetide, causata dalla migrazione verso nord della placca africana contro quella eurasiatica, determinò un’intensa sedimentazione. Il fondale della paleo-Tuscia era interessato da correnti di torbida e da massicci apporti detritici, che solcavano la scarpata continentale e si accumulavano nelle parti più distali della piattaforma e nelle pianure abissali.

Queste condizioni deposizionali portarono alla formazione di due principali litologie: i Flysch Tolfetani (FYT) e la Pietraforte (PTF), quest'ultima particolarmente diffusa in Toscana. Questi sedimenti testimoniano il riempimento dei bacini e delle scarpate continentali che si svilupparono durante la chiusura della Tetide, e ad oggi rappresentano il basamento sedimentario di gran parte della Tuscia viterbese sopra al quale si impostano i grandi vulcani pleistocenici.

Durante il corso del Miocene il trend di regressione marina perdura ancora, con modalità e progressioni localmente diversificate: in quest'epoca era presente un mare poco profondo, come in molte altre parti d'Italia, dove si sono depositate le poche litologie da riempimento bacinale sopravvissute fino ad oggi, come le arenarie di Manciano. Verso la fine del Miocene, nel piano Messiniano, si assiste alla graduale continentalizzazione dell'area mediterranea e all'instaurarsi di un ambiente di mare-lago indotto dalla crisi di salinità del Messiniano. Nella nostra zona questo evento è rappresentato da depositi argillosi, sabbiosi e conglomeratici con livelli di gessi, sia in banchi e strati che in cristalli dispersi nella matrice, tuttavia questi depositi evaporitici non possono competere in estensione con quelli dell'appennino tosco-romagnolo o della Sicilia.

Nel Pliocene inferiore, successivamente alla crisi messiniana, la trasgressione marina interessa nuovamente la regione, dando luogo a ambienti marini prevalentemente pelagici, con profondità variabili ma sempre riconducibili alla piattaforma continentale. A partire da questo momento non sono più documentati fondali molto profondi, tipici delle scarpate o dei settori più distali della piattaforma. Allo stesso modo, le associazioni fossili mostrano una progressiva evoluzione verso caratteri sempre più bentonici e costieri, in generale verso profondità minori, in accordo con gli indizi geologici. A partire dal Pliocene inferiore si riconosce una successione sedimentaria classica, ben documentata in molte altre aree italiane, che mostra il passaggio dalle argille grigio-blu dello Zancleano (5,3 - 3,6 Ma) alle sabbie e arenarie del Piacenziano (3,6-2,6 Ma), per poi culminare nelle eterogenee successioni del Pleistocene, che registrano i cicli glaciali e interglaciali caratteristici dell’ultimo periodo del Quaternario.

Affiancati e sovrastanti queste litologie sedimentarie si trovano i depositi vulcanici, di natura intrusiva (come le rocce dei monti della Tolfa, messe in posto a partire da circa 3,5 Ma) ed effusiva (i vulcani Cimino, Vulsino, Sabatino, Vicano, più recenti). Queste rocce magmatiche hanno ricoperto una vasta area della Tuscia viterbese separando geograficamente le zone sedimentarie costiera ed appenninica: la prima comprende tutta la striscia litorale (Montalto di Castro, Tarquinia, Civitavecchia), mentre la seconda interessa la media valle del Tevere (Bagnoregio, Castiglione in Teverina, Orte). 

Affioramento di flysch tolfetano FYT nei pressi del parco Marturanum, vicino Villa San Giovanni in Tuscia.​Affioramento di flysch tolfetano FYT nei pressi del parco Marturanum, vicino Villa San Giovanni in Tuscia.
Sezione raffigurante le principali litologie del Pliocene costiero della Tuscia viterbese, dalla carta ISPRA CARG foglio 354 Tarquinia.Sezione raffigurante le principali litologie del Pliocene costiero della Tuscia viterbese, dalla carta ISPRA CARG foglio 354 Tarquinia.
Sopra, alcune rocce sedimentarie fossilifere della Tuscia, dall'alto vero il basso: travertini e calcareous tufa della valle del fiume Marta, calcareniti e sabbie di Località Pisciarello, argille e silt incoerenti della Macchia della Turchina.

Successione geologica completa del substrato pre-pliocenico dell'area della Tuscia costiera, estratto dalle carte ISPRA CARG indicate. Le litologie da MAS (calcare massiccio) a STO (scaglia toscana), del Giurassico inferiore - Cretaceo superiore, affiorano unicamente nell'edificio del Monte Canino. PTF, la pietraforte, è posta alla base di FYT e i rapporti tra loro non sono stati ancora ben chiariti. STO e FYT non sono in continuità fra loro, infatti si osserva una discontinuità stratigrafica. PTZ è un'unità argillosa ricca di cristalli di gesso del Messiniano, depositata in un ambiente alluvionale prossimale quando il mare si ritirò notevolmente durante la crisi di salinità.

Storia geologica della Tuscia 

Prima di entrare nel dettaglio dei singoli affioramenti, è utile fornire un breve inquadramento della storia geologica della Tuscia sedimentaria per comprendere e interpretare correttamente i siti fossiliferi qui descritti. Le fonti (1)(3)(4)(5)(6) e i link "Approfondimenti" in fondo pagina contengono informazioni utili per capire ancora meglio i processi che hanno portato alla conformazione geomorfologica attuale. Per un esame più approfondito, si consulti la pagina Storia geologica della Tuscia.

Il record paleontologico nella nostra zona parte da metà del Mesozoico, precisamente dal Giurassico inferiore, epoca in cui si sono depositate le rocce che costituiscono il volume del Monte Canino (in blu-azzurro nell'immagine a sinistra), un rilievo isolato che svetta all'interno del bacino sedimentario litorale alto-laziale. Vi si trovano molti dei membri della cosiddetta "serie toscana" tra cui calcari massicci, rosso ammonitico e diaspri. Queste rocce contengono i classici fossili pelagici mesozoici rappresentati da ammoniti, nautiloidei e crinoidi, e complessivamente questa lunga successione è associata ad ambienti marini aperti o bacinali, di medio-alta profondità. Queste rocce non sono tuttavia le più antiche affioranti nella Tuscia: al confine con la provincia di Grosseto, il massiccio dei monti di Manciano-Campigliola è formato da filladi (argilliti metamorfosate) e altre rocce metamorfiche risalenti al Triassico che però non sono risultate fossilifere (7).


A sinistra, successione geologica completa del substrato pre-pliocenico dell'area della Tuscia costiera, estratto dalle carte ISPRA CARG indicate. Le litologie da MAS (calcare massiccio) a STO (scaglia toscana), del Giurassico inferiore - Cretaceo superiore, affiorano unicamente nell'edificio del Monte Canino. PTF, la pietraforte, è posta alla base di FYT e i rapporti tra loro non sono stati ancora ben chiariti. STO e FYT non sono in continuità fra loro, infatti si osserva una discontinuità stratigrafica. PTZ è un'unità argillosa ricca di cristalli di gesso del Messiniano, depositata in un ambiente alluvionale prossimale quando il mare si ritirò notevolmente durante la crisi di salinità.

Per un lungo periodo, dal Cretaceo superiore all'Eocene, la regione della Tuscia rimase sommersa da un mare relativamente profondo, subendo gli effetti dei movimenti tettonici legati all'orogenesi alpina. In questo periodo, la progressiva chiusura dell’oceano Tetide, causata dalla migrazione verso nord della placca africana contro quella eurasiatica, determinò un’intensa sedimentazione. Il fondale della paleo-Tuscia era interessato da correnti di torbida e da massicci apporti detritici, che solcavano la scarpata continentale e si accumulavano nelle parti più distali della piattaforma e nelle pianure abissali.

Queste condizioni deposizionali portarono alla formazione di due principali litologie: i Flysch Tolfetani (FYT) e la Pietraforte (PTF), quest'ultima particolarmente diffusa in Toscana. Questi sedimenti testimoniano il riempimento dei bacini e delle scarpate continentali che si svilupparono durante la chiusura della Tetide, e ad oggi rappresentano il basamento sedimentario di gran parte della Tuscia viterbese sopra al quale si impostano i grandi vulcani pleistocenici.

Durante il corso del Miocene il trend di regressione marina perdura ancora, con modalità e progressioni localmente diversificate: in quest'epoca era presente un mare poco profondo, come in molte altre parti d'Italia, dove si sono depositate le poche litologie da riempimento bacinale sopravvissute fino ad oggi, come le arenarie di Manciano. Verso la fine del Miocene, nel piano Messiniano, si assiste alla graduale continentalizzazione dell'area mediterranea e all'instaurarsi di un ambiente di mare-lago indotto dalla crisi di salinità del Messiniano. Nella nostra zona questo evento è rappresentato da depositi argillosi, sabbiosi e conglomeratici con livelli di gessi, sia in banchi e strati che in cristalli dispersi nella matrice, tuttavia questi depositi evaporitici non possono competere in estensione con quelli dell'appennino tosco-romagnolo o della Sicilia.

Nel Pliocene inferiore, successivamente alla crisi messiniana, la trasgressione marina interessa nuovamente la regione, dando luogo a ambienti marini prevalentemente pelagici, con profondità variabili ma sempre riconducibili alla piattaforma continentale. A partire da questo momento non sono più documentati fondali molto profondi, tipici delle scarpate o dei settori più distali della piattaforma. Allo stesso modo, le associazioni fossili mostrano una progressiva evoluzione verso caratteri sempre più bentonici e costieri, in generale verso profondità minori, in accordo con gli indizi geologici. A partire dal Pliocene inferiore si riconosce una successione sedimentaria classica, ben documentata in molte altre aree italiane, che mostra il passaggio dalle argille grigio-blu dello Zancleano (5,3 - 3,6 Ma) alle sabbie e arenarie del Piacenziano (3,6-2,6 Ma), per poi culminare nelle eterogenee successioni del Pleistocene, che registrano i cicli glaciali e interglaciali caratteristici dell’ultimo periodo del Quaternario.

Affiancati e sovrastanti queste litologie sedimentarie si trovano i depositi vulcanici, di natura intrusiva (come le rocce dei monti della Tolfa, messe in posto a partire da circa 3,5 Ma) ed effusiva (i vulcani Cimino, Vulsino, Sabatino, Vicano, più recenti). Queste rocce magmatiche hanno ricoperto una vasta area della Tuscia viterbese separando geograficamente le zone sedimentarie costiera ed appenninica: la prima comprende tutta la striscia litorale (Montalto di Castro, Tarquinia, Civitavecchia), mentre la seconda interessa la media valle del Tevere (Bagnoregio, Castiglione in Teverina, Orte).

Sezione raffigurante le principali litologie del Pliocene costiero della Tuscia viterbese, dalla carta ISPRA CARG foglio 354 Tarquinia.Sezione raffigurante le principali litologie del Pliocene costiero della Tuscia viterbese, dalla carta ISPRA CARG foglio 354 Tarquinia.
Affioramento di flysch tolfetano FYT nei pressi del parco Marturanum, vicino Villa San Giovanni in Tuscia.​Affioramento di flysch tolfetano FYT nei pressi del parco Marturanum, vicino Villa San Giovanni in Tuscia.
In molti parchi italiani è indicato espressamente di non raccogliere fossili e altri oggetti naturalistici: questo cartello è all'ingresso del parco del Rio Carbonaro (PC)
In molti parchi italiani è indicato espressamente di non raccogliere fossili e altri oggetti naturalistici: questo cartello è all'ingresso del parco del Rio Carbonaro (PC).

La raccolta di fossili in Italia è vietata

Nonostante tutte queste fantastiche premesse, raccogliere fossili in Italia è illegale. Voglio quindi ribadire ciò che ho scritto nella pagina dei luoghi di ritrovamento: questo sito e queste informazioni non vogliono in alcun modo istigare o spingere le persone a raccogliere e detenere fossili, ma solo ed esclusivamente ad osservarli nel loro ambiente naturale. Consiglio vivamente di non raccogliere e manipolare i fossili e di limitarsi a fare fotografie, disegni e schizzi dell'ambiente dove si rinvengono, e di studiare la paleontologia tramite la bibliografia e le osservazioni sul campo. Le limitazioni sulla raccolta e la detenzione di campioni, sia in ambito domestico che in laboratorio, non impedisce ai non professionisti di approfondire lo studio della paleontologia in modo efficace e appassionante.

Tengo a precisare che, nonostante in questo sito siano riportate informazioni e consigli sull'estrazione sicura dei fossili e la loro non-decontestualizzazione dall'ambiente deposizionale, queste non sono inviti espliciti a raccogliere fossili o a scavare nei luoghi che recensisco. Tutto quello che scrivo è da considerarsi a scopo didattico, in quanto fuori dall'Italia è spesso possibile raccogliere fossili e mettere in pratica le tecniche qui esposte.

Inoltre, tutti i pezzi italiani qui recensiti sono stati legalmente acquisiti sul territorio dato che appartengono ad associazioni naturalistiche autorizzate (per esempio il GNML, Gruppo Naturalistico della Maremma Laziale, di cui faccio parte), a musei (per esempio il Museo di Barbarano Romano) o a istituzioni che mi hanno permesso di fotografare e descrivere i pezzi, oppure sono collage su sfondo nero di campioni trovati in natura e lasciati rigorosamente nel luogo di rinvenimento (la tecnica fotografica utilizzata è descritta nella pagina Fotografia dei fossili.

Come ultima nota personale, invito qualsiasi persona esperta o meno che visiti i luoghi qui recensiti a rispettare la natura e il prossimo, ossia a non deturpare i siti a prescindere se privati o pubblici nel rispetto delle altre persone che, dopo di voi, potrebbero voler osservare questi giacimenti e che si aspettano di trovare reperti e strutture geologiche intatte e naturali così come descritte qui. Il rispetto della natura e del prossimo è il primo dei valori che un naturalista deve avere, e ci si aspetta che tutte le persone che traggono beneficio da questo portale siano dello stesso parere: siamo prima di tutto scienziati naturalisti, alcuni per fortuna anche ambientalisti e animalisti, e solo in ultimo anche collezionisti rispettosi. Lasciamo ai paleontologi professionisti l'onere del ricevere le autorizzazioni per un eventuale scavo e per la detenzione e l'esposizione dei reperti presso sedi pubblicamente accessibili.

Come ultima nota personale, invito qualsiasi persona esperta o meno che visiti i luoghi qui recensiti a rispettare la natura e il prossimo, ossia a non deturpare i siti a prescindere se privati o pubblici nel rispetto delle altre persone che, dopo di voi, potrebbero voler osservare questi giacimenti e che si aspettano di trovare reperti e strutture geologiche intatte e naturali così come descritte qui. Il rispetto della natura e del prossimo è il primo dei valori che un naturalista deve avere, e ci si aspetta che tutte le persone che traggono beneficio da questo portale siano dello stesso parere: siamo prima di tutto scienziati naturalisti, alcuni per fortuna anche ambientalisti e animalisti, e solo in ultimo anche collezionisti rispettosi. Lasciamo ai paleontologi professionisti l'onere del ricevere le autorizzazioni per un eventuale scavo e per la detenzione e l'esposizione dei reperti presso sedi pubblicamente accessibili.

In molti parchi italiani è indicato espressamente di non raccogliere fossili e altri oggetti naturalistici: questo cartello è all'ingresso del parco del Rio Carbonaro (PC)In molti parchi italiani è indicato espressamente di non raccogliere fossili e altri oggetti naturalistici: questo cartello è all'ingresso del parco del Rio Carbonaro (PC).

La raccolta di fossili in Italia è vietata

Nonostante tutte queste fantastiche premesse, raccogliere fossili in Italia è illegale. Voglio quindi ribadire ciò che ho scritto nella pagina dei luoghi di ritrovamento: questo sito e queste informazioni non vogliono in alcun modo istigare o spingere le persone a raccogliere e detenere fossili, ma solo ed esclusivamente ad osservarli nel loro ambiente naturale. Consiglio vivamente di non raccogliere e manipolare i fossili e di limitarsi a fare fotografie, disegni e schizzi dell'ambiente dove si rinvengono, e di studiare la paleontologia tramite la bibliografia e le osservazioni sul campo. Le limitazioni sulla raccolta e la detenzione di campioni, sia in ambito domestico che in laboratorio, non impedisce ai non professionisti di approfondire lo studio della paleontologia in modo efficace e appassionante.

Tengo a precisare che, nonostante in questo sito siano riportate informazioni e consigli sull'estrazione sicura dei fossili e la loro non-decontestualizzazione dall'ambiente deposizionale, queste non sono inviti espliciti a raccogliere fossili o a scavare nei luoghi che recensisco. Tutto quello che scrivo è da considerarsi a scopo didattico, in quanto fuori dall'Italia è spesso possibile raccogliere fossili e mettere in pratica le tecniche qui esposte.

Inoltre, tutti i pezzi italiani qui recensiti sono stati legalmente acquisiti sul territorio dato che appartengono ad associazioni naturalistiche autorizzate (per esempio il GNML, Gruppo Naturalistico della Maremma Laziale, di cui faccio parte), a musei (per esempio il Museo di Barbarano Romano) o a istituzioni che mi hanno permesso di fotografare e descrivere i pezzi, oppure sono collage su sfondo nero di campioni trovati in natura e lasciati rigorosamente nel luogo di rinvenimento (la tecnica fotografica utilizzata è descritta nella pagina Fotografia dei fossili).




Lista dei luoghi di ritrovamento recensiti nella Tuscia viterbese

Clicca sulle miniature per scoprire tutti i giacimenti fossiliferi della Tuscia descritti (clicca qui per i giacimenti italiani).


Lista dei luoghi di ritrovamento recensiti nella Tuscia viterbese

Clicca sulle miniature per scoprire tutti i giacimenti fossiliferi della Tuscia descritti (clicca qui per i giacimenti italiani).






 Loc. Pisciarello 

Calcareniti MCC del Pliocene medio-superiore





 Macchia della Turchina 

Argille plio-pleistoceniche



 


 Area 52 

Sabbie plioceniche





 Bagni di S. Agostino 

Arenarie mioceniche





 Macchietta del Bove 

Calcareniti e sabbie plioceniche





 Loc. Gallinaro 

Sabbie plioceniche





 Monte Riccio 

Argille e sabbie plio-pleistoceniche





 Montebello 

Sabbie plioceniche





 Spiaggia Valdaliga 

Biocalcareniti del Neotirreniano (Pleistocene superiore)





 Torrente del Ghiaccio 

Argille plioceniche





 Fosso Cavone 

Successione alluvionale-costiera
plio-pleistocenica






Tarquinia città

Calcareniti MCC del Pliocene medio-superiore






 Loc. Pisciarello 

Calcareniti MCC del Pliocene medio-superiore





 Macchia della Turchina 

Argille plio-pleistoceniche



 


 Area 52 

Sabbie plioceniche





 Bagni di S. Agostino 

Arenarie mioceniche





 Macchietta del Bove 

Calcareniti e sabbie plioceniche





 Loc. Gallinaro 

Sabbie plioceniche





 Monte Riccio 

Argille e sabbie plio-pleistoceniche





 Montebello 

Sabbie plioceniche





 Spiaggia Valdaliga 

Biocalcareniti del Neotirreniano (Pleistocene sup.)





 Torrente del Ghiaccio 

Argille plioceniche





 Fosso Cavone 

Successione alluvionale-costiera plio-pleistocenica





Tarquinia città

Calcareniti MCC del Pliocene medio-superiore






Altre avventure a breve...



Area 52

Bagni di Sant'Agostino

Fosso Cavone (in costruzione...)

Località Gallinaro

Località Pisciarello

Macchia della Turchina

Macchietta del Bove

Monte Riccio

Montebello

Spiaggia Valdaliga

Tarquinia città (in costruzione...)

Torrente del ghiaccio




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Mappa dei luoghi di ritrovamento recensiti nella Tuscia viterbese

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