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Fossili della Tuscia viterbese


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Fossili della Tuscia viterbese



Fossili della Tuscia viterbese


Sono qui raccolti e recensiti tutti i giacimenti fossiliferi nel territorio della Tuscia viterbese che, fino ad ora, ho avuto il piacere di scoprire e visitare. Nella Tuscia possono essere trovati fossili risalenti fino al Giurassico, anche se la maggior parte dei giacimenti si riferisce al Pliocene o al Pleistocene. Possiamo trovare fossili nella parte più occidentale, vicino al mare, e in quella orientale, solcata dal fiume Tevere; la restante parte è coperta in modo discontinuo dalle rocce vulcaniche depositate da quelli che oggi sono i grandi laghi di Bolsena, Vico e Bracciano.

Sono qui raccolti e recensiti tutti i giacimenti fossiliferi nel territorio della Tuscia viterbese che, fino ad ora, ho avuto il piacere di scoprire e visitare. Nella Tuscia possono essere trovati fossili risalenti fino al Giurassico, anche se la maggior parte dei giacimenti si riferisce al Pliocene o al Pleistocene. Possiamo trovare fossili nella parte più occidentale, vicino al mare, e in quella orientale, solcata dal fiume Tevere; la restante parte è coperta in modo discontinuo dalle rocce vulcaniche depositate da quelli che oggi sono i grandi laghi di Bolsena, Vico e Bracciano.



 

Carta geologica della Tuscia (collage da "Il pliocene e il Quaternario della media valle del Tevere" di Mancini, Girotti, Cavinato).

In questo sito è stato necessario dedicare un'intera sezione a questo territorio, proprio perchè nasce come portale della paleontologia della Tuscia viterbese. La Tuscia è una zona molto variegata, bellissima e ricca di sorprese, interessante per moltissimi campi del naturalismo. In questo territorio si possono trovare mare, montagne, colline, laghi, fiumi, boschi, campagne: una varietà di ambienti molto ampia, alcuni dei quali ancora incontaminati, e dove noi appassionati di "sassi" potremmo divertirci per secoli. Navigando sul web si trovano varie definizioni di Tuscia: in generale è il nome storico e letterario dato alla provincia di Viterbo, confinante a nord con la Maremma grossetana e a sud con la provincia di Roma. In questa sezione mostrerò quindi solo i giacimenti fossiliferi della provincia di Viterbo, ossia la Tuscia viterbese; tutti i giacimenti italiani fuori da questo territorio sono descritti in Luoghi di ritrovamento in Italia.

Calcareous tufa del complesso Crescia, un sistema di grotte travertiniche che sorge sulla sponda del fiume Marta, vicino Tuscania.

I siti fossiliferi della Tuscia viterbese sono situati in due aree: quella costiera, che va dal nord di Montalto di Castro fino a  Civitavecchia, e la media valle del Tevere, quindi Orte, Magliano SabinaAttigliano e via dicendo. Dividono queste due zone sedimentarie i grandi laghi ( Bolsena VicoBracciano ) che non sono altro che le caldere riempite d'acqua di vulcani che sono stati attivi dagli ultimi 1,5 milioni di anni fino a circa una decina di migliaia di anni fa. Questi fenomeni magmatici hanno depositato chilometri cubici di ceneri, basalti, tufi e peperini, e continuano a farlo anche oggi con i travertini; queste litologie hanno ricoperto quasi totalmente il basamento sedimentario della zona, composto principalmente da Flysch della Tolfa (torbiditi deposte dal Cretaceo all'Oligocene) e da argille e sabbie plioceniche. Le rocce più antiche della Tuscia sono infatti risalenti al Mesozoico: tralasciando le pendici appenniniche all'estremo est, gli affioramenti più antichi sono quelli del Monte Canino (vicino Canino), risalenti al Giurassico-Cretaceo e composti da calcari e diaspri (1).

Parete di "macco" (biocalcarenite) affiorante presso loc. Pisciarello (Tarquinia).Sopra: calcareniti stratificate di Località Pisciarello, Tarquinia (Pliocene superiore).

Le rocce fossilifere della Tuscia

Nella Tuscia possono essere trovati vari tipi di rocce sedimentarie contenenti fossili. Le più comuni sono probabilmente le  argille, che contengono un'enorme varietà di specie spesso ben conservate e facilmente osservabili; nel nostro territorio possiamo trovarvi coralli, molluschi, crostacei, briozoi, anellidi, brachiopodi, alghe coralline, echinodermi e anche  vertebrati. La seconda litologia più comune sono forse le sabbie e le arenarie, più dure e insidiose delle argille e che, a seconda del grado di coesione, inglobano i fossili impedendo la risoluzione completa del pezzo dalla roccia. Nelle sabbie i fossili possono conservarsi perfettamente oppure presentarsi frammentati in posto, anche qui a seconda della coesione e del tipo di fossile. Possiamo trovarvi principalmente molluschi, anellidi,  echinodermi, cnidari, alghe coralline e crostacei, quindi organismi associati a condizioni di mare meno profondo rispetto alle argille . Abbiamo poi le calcareniti, comuni nella zona di Tarquinia, che contengono una fauna poco differenziata ma abbondante e di grandi dimensioni, tra cui molluschi giganti, echinodermi, cnidari e numerosi ichnofossili. Sono presenti altre rocce fossilifere calcaree, sabbiose o argillose: calciruditi, calcilutiti, biocalcareniti, limi e fanghi solidificati, calcari compatti. Ad esempio, nella valle del fiume Mignone possono essere trovate rocce costituite da fango (particelle finissime, delle dimensioni del limo o delle argille) con impresse foglie, radici, tubi e parti chitinose di artropodi o insetti, che non costituiscono fossili veri e propri in quanto, per la giovane età del sedimento inglobante, i fenomeni di fossilizzazione non sono ancora avvenuti. Un altro esempio è quello dei calcari compatti "rosso ammonitico" che affiorano in alcuni luoghi circoscritti del Monte Canino, vicino all'omonimo paese. Ancora, travertini e calcareous tufa inglobano diffusamente resti vegetali e animali di organismi vissuti anche poche centinaia di migliaia di anni fa.

Questo dirupo, scavato dal Fosso Cavone (Tarquinia), è nascosto sulla superficie da alberi e sterpaglie, quindi è molto pericoloso.



Luoghi bellissimi ma pericolosi

Nella sua bellezza misteriosa e, a volte, incontaminata, il nostro territorio nasconde spesso delle insidie e dei pericoli per chi lo esplora, di natura animata o inanimata. Quando si visitano certi affioramenti occorre prestare molta attenzione, specie nelle stagioni di estremo caldo o umidità: vipere e cinghiali sono sicuramente gli incontri più pericolosi anche se piacevoli, ma anche insidie del terreno come pantani, buchipareti verticali  sono comuni e sicuramente pericolosi. Occorre fare estrema attenzione nei greti dei torrenti alle rocce lisce su cui si cammina o alle quasi invisibili reti di filo spinato che purtroppo spesso li bordano. Soprattutto nelle zone di Tarquinia la calcarenite forma pareti verticali anche molto alte, come in Località Pisciarello, quindi è sconsigliata l'arrampicata per osservare un bel fossile avvistato qualche metro sopra. Il rischio di caduta in certe zone è ancora più alto perchè la vegetazione può nascondere buche o dirupi. A proposito di vegetazione, nella Tuscia sono onnipresenti i rovi, che possono essere isolati o bordare torrenti e fossi oppure crescere in "isole" molto grandi, magari proprio davanti a qualche affioramento roccioso allettante: in questi casi bisogna desistere perchè queste piante sono praticamente inespugnabili. Occorre infatti ricordare che ai tempi di Etruschi e Romani la "Selva Ciminia" era considerata impenetrabile (2); un piccolo assaggio di quello che poteva apparire all'epoca lo troviamo oggi nelle valli più sperdute delle poche zone non coinvolte nella pesante modificazione che l'uomo ha apportato alla Tuscia, soprattutto per l'agricoltura e l'allevamento.

Per concludere, è sempre bene essere dotati di  GPS (anche se il telefono non ha linea si possono scaricare le mappe offline) e un abbigliamento consono, come scarponi da trekking e vestiti antistrappo, e bisogna sempre mettere in conto eventuali infortuni come del resto in ogni luogo non antropizzato nel quale ci si avventura.


Carta geologica della Tuscia (collage da "Il pliocene e il Quaternario della media valle del Tevere" di Mancini, Girotti, Cavinato).Sopra: carta geologica della Tuscia (collage da "Il pliocene e il Quaternario della media valle del Tevere" di Mancini, Girotti, Cavinato).



Sotto: calcareous tufa del complesso Crescia, un sistema di grotte travertiniche che sorge sulla sponda del fiume Marta, vicino Tuscania.

In questo sito è stato necessario dedicare un'intera sezione a questo territorio, proprio perchè nasce come portale della paleontologia della Tuscia viterbese. La Tuscia è una zona molto variegata, bellissima e ricca di sorprese, interessante per moltissimi campi del naturalismo. In questo territorio si possono trovare mare, montagne, colline, laghi, fiumi, boschi, campagne: una varietà di ambienti molto ampia, alcuni dei quali ancora incontaminati, e dove noi appassionati di "sassi" potremmo divertirci per secoli. Navigando sul web si trovano varie "definizioni" di Tuscia: in generale è il nome storico e letterario dato alla  provincia di Viterbo , confinante a nord con la Maremma grossetana e a sud con la provincia di Roma. In questa sezione mostrerò quindi solo i giacimenti fossiliferi della provincia di Viterbo, ossia la Tuscia viterbese; tutti i giacimenti italiani fuori da questo territorio sono descritti in Luoghi di ritrovamento in Italia.

I siti fossiliferi della Tuscia viterbese sono situati in due aree: quella costiera, che va dal nord di Montalto di Castro fino a Civitavecchia, e la media valle del Tevere, quindi OrteMagliano Sabina, Attigliano e via dicendo. Dividono queste due zone sedimentarie i grandi laghi (BolsenaVico, Bracciano) che non sono altro che le caldere riempite d'acqua di vulcani che sono stati attivi dagli ultimi 1,5 milioni di anni fino a circa una decina di migliaia di anni fa. Questi fenomeni magmatici hanno depositato chilometri cubici di ceneri, basalti, tufi e peperini, e continuano a farlo anche oggi con i travertini; queste litologie hanno ricoperto quasi totalmente il basamento sedimentario della zona, composto principalmente da Flysch della Tolfa (torbiditi deposte dal Cretaceo  all' Oligocene) e da argille e sabbie plioceniche. Le rocce più antiche della Tuscia sono infatti risalenti al Mesozoico: tralasciando le pendici appenniniche all'estremo est, gli affioramenti più antichi sono quelli del Monte Canino (vicino Canino), risalenti al Giurassico-Cretaceo e composti da calcari e diaspri (1).



Affioramento di calcareous tufa nelle grotte del Complesso Crescia.
Parete di "macco" (biocalcarenite) affiorante presso loc. Pisciarello (Tarquinia).Sopra: calcareniti stratificate di Località Pisciarello, Tarquinia (Pliocene superiore).

Luoghi bellissimi ma pericolosi

Nella sua bellezza misteriosa e, a volte, incontaminata, il nostro territorio nasconde spesso delle insidie e dei pericoli per chi lo esplora, di natura animata o inanimata. Quando si visitano certi affioramenti occorre prestare molta attenzione, specie nelle stagioni di estremo caldo o umidità: vipere e cinghiali sono sicuramente gli incontri più pericolosi anche se piacevoli, ma anche insidie del terreno come pantani, buchi pareti verticali  sono comuni e sicuramente pericolosi. Occorre fare estrema attenzione nei greti dei torrenti alle rocce lisce su cui si cammina o alle quasi invisibili reti di filo spinato che purtroppo spesso li bordano. Soprattutto nelle zone di Tarquinia la calcarenite forma pareti verticali anche molto alte, come in Località Pisciarello, quindi è sconsigliata l'arrampicata per osservare un bel fossile avvistato qualche metro sopra. Il rischio di caduta in certe zone è ancora più alto perchè la vegetazione può nascondere buche o dirupi. A proposito di vegetazione, nella Tuscia sono onnipresenti i rovi, che possono essere isolati o bordare torrenti e fossi oppure crescere in "isole" molto grandi, magari proprio davanti a qualche affioramento roccioso allettante: in questi casi bisogna desistere perchè queste piante sono praticamente inespugnabili. Occorre infatti ricordare che ai tempi di Etruschi e Romani la "Selva Ciminia" era considerata impenetrabile (2); un piccolo assaggio di quello che poteva apparire all'epoca lo troviamo oggi nelle valli più sperdute delle poche zone non coinvolte nella pesante modificazione che l'uomo ha apportato alla Tuscia, soprattutto per l'agricoltura e l'allevamento.

Per concludere, è sempre bene essere dotati di  GPS (anche se il telefono non ha linea si possono scaricare le mappe offline) e un abbigliamento consono, come scarponi da trekking e vestiti antistrappo, e bisogna sempre mettere in conto eventuali infortuni come del resto in ogni luogo non antropizzato nel quale ci si avventura.


Le rocce fossilifere della Tuscia

Nella Tuscia possono essere trovati vari tipi di rocce sedimentarie contenenti fossili. Le più comuni sono probabilmente le  argille, che contengono un'enorme varietà di specie spesso ben conservate e facilmente osservabili; nel nostro territorio possiamo trovarvi coralli, molluschi, crostacei, briozoi, anellidi, brachiopodi, alghe coralline, echinodermi e anche  vertebrati. La seconda litologia più comune sono forse le sabbie e le  arenarie, più dure e insidiose delle argille e che, a seconda del grado di coesione, inglobano i fossili impedendo la risoluzione completa del pezzo dalla roccia. Nelle sabbie i fossili possono conservarsi perfettamente oppure presentarsi frammentati in posto, anche qui a seconda della coesione e del tipo di fossile. Possiamo trovarvi principalmente molluschi, anellidi, echinodermi, cnidari, alghe coralline e crostacei, quindi organismi associati a condizioni di mare meno profondo rispetto alle argille. Abbiamo poi le calcareniti, comuni nella zona di Tarquinia, che contengono una fauna poco differenziata ma abbondante e di grandi dimensioni, tra cui molluschi giganti, echinodermi, cnidari e numerosi ichnofossili . Sono presenti altre rocce fossilifere calcaree, sabbiose o argillose: calciruditi, calcilutiti, biocalcareniti, limi e fanghi solidificati, calcari compatti. Ad esempio, nella valle del fiume Mignone possono essere trovate rocce costituite da fango (particelle finissime, delle dimensioni del limo o delle argille) con impresse foglie, radici, tubi e parti chitinose di artropodi o insetti, che non costituiscono fossili veri e propri in quanto, per la giovane età del sedimento inglobante, i fenomeni di fossilizzazione non sono ancora avvenuti. Un altro esempio è quello dei calcari compatti "rosso ammonitico" che affiorano in alcuni luoghi circoscritti del Monte Canino, vicino all'omonimo paese. Ancora, travertini e calcareous tufa inglobano diffusamente resti vegetali e animali di organismi vissuti anche poche centinaia di migliaia di anni fa.

Breve storia geologica della Tuscia 

Prima di addentrarsi nell'esplorazione dei luoghi di ritrovamento è utile riassumere, anche in modo più semplicistico, la storia geologica della Tuscia sedimentaria (1)(3)(4)(5)(6).

Il record geologico della nostra zona parte dalla metà del Mesozoico, precisamente dal Giurassico inferiore, epoca in cui si sono depositate le rocce più antiche della nostra zona che costituiscono il volume del Monte Canino e che sono rappresentate dai calcari massicci, rossi ammonitici e diaspri. Contengono i classici fossili pelagici mesozoici ossia ammoniti, nautiloidei e crinoidi, e complessivamente questa lunga successione è associata ad ambienti marini pelagici, aperti o bacinali, di alta profondità.

Per un lungo periodo di tempo successivo, indicativamente dal Cretaceo superiore all'Eocene, l'intera zona era ancora sommersa e costituiva un ambiente di transizione tra un dominio pelagico tirrenico (ad ovest) e una zona di appenninica di avampaese in progressivo sollevamento (ad est): questo portò il fondale della paleo-Tuscia ad essere interessato da correnti di torbida e grossi apporti erosivi che solcavano la scarpata continentale e si depositavano ai suoi piedi o nelle piane abissali più profonde. In queste condizioni si sono depositate le due litologie FYT (flysch tolfetani) e PFT (pietraforte, molto presente in Toscana), correlate tra loro e testimoni del riempimento di bacini e scarpate continentali.

Durante il corso del Miocene il trend di regressione marina perdura ancora, anche se con diverse fluttuazioni a livello regionale: in questa epoca nella regione insiste un mare poco profondo, dal carattere da circalitorale a litorale, e si depositano le poche litologie da riempimento bacinale che affiorano oggi come le arenarie di Manciano. Verso la fine del Miocene, nel piano Messiniano, si assiste alla graduale continentalizzazione dell'area mediterranea per l'instaurarsi di un regime di mare-lago salato causato dalla crisi di salinità del Messiniano: nella nostra zona questo evento è ben rappresentato, anche se ovviamente non come in altre parti dell'Italia, da depositi argillosi e sabbiosi intercalati a conglomerati e livelli di gessi, sia come interi banchi che come cristalli dispersi nella matrice.


A sinistra, successione geologica completa del substrato pre-pliocenico dell'area della Tuscia costiera, estratto dalla carta ISPRA CARG foglio 344 Tuscania. Le litologie da MAS (calcare massiccio) a STO (scaglia toscana) affiorano unicamente nell'edificio del Monte Canino. Non è mostrata PTF, la pietraforte, posta alla base di FYT nell'area laziale. STO e FYT non sono in continuità fra loro bensì sussiste una discontinuità stratigrafica. PTZ è un'unità argillosa ricca di cristalli di gesso del Messiniano, depositata in un ambiente di mare-lago.

Nel Pliocene inferiore, dopo la crisi del Messiniano, il mare riconquista nuovamente la zona dove si instaurano ambienti di profondità variabile ma sempre di pertinenza della piattaforma continentale: non si tornerà mai più verso fondali molto profondi di scarpata o piattaforma distale, e il carattere delle faune fossili diventa via via più bentonico e costiero all'avvicinarsi al presente. Dal pliocene inferiore in poi si può osservare la classica successione di sedimenti che si osserva spesso in Italia, seppure "sporcata" da varie particolarità, ossia il passaggio da argille grigio-blu dello Zancleano (5,3 - 3,6 MA) a sabbie e arenarie del Piacenziano (3,6 - 2,6 MA) per poi terminare con varie ed eterogenee successioni del Pleistocene che scandiscono i cicli glaciali e interglaciali tipici dell'ultimo periodo Quaternario.

Affiancati, e spesso sovrastanti, a queste litologie sedimentarie si trovano i depositi vulcanici, di natura intrusiva (come le rocce dei monti della Tolfa, messe in posto a partire da circa 3,5 MA) ed effusiva (i vulcani Cimino, Vulsino, Sabatino, Vicano, più recenti). Queste rocce magmatiche hanno ricoperto una vasta area della Tuscia viterbese separando geograficamente le zone sedimentarie costiera ed appenninica, della prima facente parte tutta la striscia litorale (Montalto di Castro, Tarquinia, Civitavecchia) e la seconda affiorante nei dintorni della valle del Tevere (Bagnoregio, Castiglione in Teverina, Orte).

Ogni luogo di ritrovamento qui recensito è piazzato nelle successioni stratigrafiche definite dall'ISPRA nelle carte geologiche del progetto CARG. Qualora le carte 1:50.000 dovessero non essere disponibili, si fa riferimento alle carte ISPRA 1:100.000, complete anche se spesso obsolete.

Sezione raffigurante le principali litologie del Pliocene costiero della Tuscia viterbese, dalla carta ISPRA CARG foglio 354 Tarquinia.

Sezione raffigurante le principali litologie del Pliocene costiero della Tuscia viterbese, dalla carta ISPRA CARG foglio 354 Tarquinia.

Breve storia geologica della Tuscia 

Prima di addentrarsi nell'esplorazione dei luoghi di ritrovamento è utile riassumere, anche in modo più semplicistico, la storia geologica della Tuscia sedimentaria (1)(3)(4)(5)(6).

Il record geologico della nostra zona parte dalla metà del Mesozoico, precisamente dal Giurassico inferiore, epoca in cui si sono depositate le rocce più antiche della nostra zona che costituiscono il volume del Monte Canino e che sono rappresentate dai calcari massicci, rossi ammonitici e diaspri. Contengono i classici fossili pelagici mesozoici ossia ammoniti, nautiloidei e crinoidi, e complessivamente questa lunga successione è associata ad ambienti marini pelagici, aperti o bacinali, di alta profondità.

Per un lungo periodo di tempo successivo, indicativamente dal Cretaceo superiore all'Eocene, l'intera zona era ancora sommersa e costituiva un ambiente di transizione tra un dominio pelagico tirrenico (ad ovest) e una zona di appenninica di avampaese in progressivo sollevamento (ad est): questo portò il fondale della paleo-Tuscia ad essere interessato da correnti di torbida e grossi apporti erosivi che solcavano la scarpata continentale e si depositavano ai suoi piedi o nelle piane abissali più profonde. In queste condizioni si sono depositate le due litologie FYT (flysch tolfetani) e PFT (pietraforte, molto presente in Toscana), correlate tra loro e testimoni del riempimento di bacini e scarpate continentali.

Durante il corso del Miocene il trend di regressione marina perdura ancora, anche se con diverse fluttuazioni a livello regionale: in questa epoca nella regione insiste un mare poco profondo, dal carattere da circalitorale a litorale, e si depositano le poche litologie da riempimento bacinale che affiorano oggi come le arenarie di Manciano. Verso la fine del Miocene, nel piano Messiniano, si assiste alla graduale continentalizzazione dell'area mediterranea per l'instaurarsi di un regime di mare-lago salato causato dalla crisi di salinità del Messiniano: nella nostra zona questo evento è ben rappresentato, anche se ovviamente non come in altre parti dell'Italia, da depositi argillosi e sabbiosi intercalati a conglomerati e livelli di gessi, sia come interi banchi che come cristalli dispersi nella matrice.


Sotto, successione geologica completa del substrato pre-pliocenico dell'area della Tuscia costiera, estratto dalla carta ISPRA CARG foglio 344 Tuscania. Le litologie da MAS (calcare massiccio) a STO (scaglia toscana) affiorano unicamente nell'edificio del Monte Canino. Non è mostrata PTF, la pietraforte, posta alla base di FYT nell'area laziale. STO e FYT non sono in continuità fra loro bensì sussiste una discontinuità stratigrafica. PTZ è un'unità argillosa ricca di cristalli di gesso del Messiniano, depositata in un ambiente di mare-lago.

Nel Pliocene inferiore, dopo la crisi del Messiniano, il mare riconquista nuovamente la zona dove si instaurano ambienti di profondità variabile ma sempre di pertinenza della piattaforma continentale: non si tornerà mai più verso fondali molto profondi di scarpata o piattaforma distale, e il carattere delle faune fossili diventa via via più bentonico e costiero all'avvicinarsi al presente. Dal pliocene inferiore in poi si può osservare la classica successione di sedimenti che si osserva spesso in Italia, seppure "sporcata" da varie particolarità, ossia il passaggio da argille grigio-blu dello Zancleano (5,3 - 3,6 MA) a sabbie e arenarie del Piacenziano (3,6 - 2,6 MA) per poi terminare con varie ed eterogenee successioni del Pleistocene che scandiscono i cicli glaciali e interglaciali tipici dell'ultimo periodo Quaternario.

Affiancati, e spesso sovrastanti, a queste litologie sedimentarie si trovano i depositi vulcanici, di natura intrusiva (come le rocce dei monti della Tolfa, messe in posto a partire da circa 3,5 MA) ed effusiva (i vulcani Cimino, Vulsino, Sabatino, Vicano, più recenti). Queste rocce magmatiche hanno ricoperto una vasta area della Tuscia viterbese separando geograficamente le zone sedimentarie costiera ed appenninica, della prima facente parte tutta la striscia litorale (Montalto di Castro, Tarquinia, Civitavecchia) e la seconda affiorante nei dintorni della valle del Tevere (Bagnoregio, Castiglione in Teverina, Orte).

Ogni luogo di ritrovamento qui recensito è piazzato nelle successioni stratigrafiche definite dall'ISPRA nelle carte geologiche del progetto CARG. Qualora le carte 1:50.000 dovessero non essere disponibili, si fa riferimento alle carte ISPRA 1:100.000, complete anche se spesso obsolete.

Come ultima cosa invito qualsiasi persona esperta o meno che visiti i luoghi qui recensiti a rispettare anzitutto la natura, a non deturpare i siti a prescindere se privati o pubblici nel rispetto delle altre persone che, dopo di voi, potrebbero voler osservare questi giacimenti e che si aspettano di trovare reperti e strutture geologiche intatte e naturali così come descritte. Il rispetto della natura e del prossimo è il primo dei valori che un naturalista deve avere, e ci si aspetta che tutte le persone che traggono beneficio da questo sito siano dello stesso parere: siamo prima di tutto scienziati naturalisti, alcuni per fortuna anche ambientalisti e animalisti, e solo in ultimo anche collezionisti rispettosi. Lasciamo ai paleontologi professionisti l'onere del ricevere le autorizzazioni per un eventuale scavo, il suo studio scientifico e l'esposizione presso sedi pubbliche dei pezzi rinvenuti.

In molti parchi italiani è indicato espressamente di non raccogliere fossili e altri oggetti naturalistici: questo cartello è all'ingresso del parco del Rio Carbonaro (PC)In molti parchi italiani è indicato espressamente di non raccogliere fossili e altri oggetti naturalistici: questo cartello è all'ingresso del parco del Rio Carbonaro (PC).

La raccolta di fossili in Italia è vietata

Nonostante tutte queste fantastiche premesse, raccogliere fossili in Italia è illegale. Voglio quindi ribadire ciò che ho scritto nella pagina dei luoghi di ritrovamento: questo sito e queste informazioni non vogliono in alcun modo istigare o spingere le persone a raccogliere e detenere fossili, ma solo ed esclusivamente ad osservarli nel loro ambiente naturale. Consiglio vivamente di non raccogliere e manipolare i fossili e di limitarsi a fare fotografie, disegni e schizzi dell'ambiente dove si rinvengono, e di studiare la paleontologia tramite la bibliografia e le osservazioni sul campo.

Tengo a precisare che, nonostante in questo sito siano riportate informazioni e consigli sull'estrazione sicura dei fossili e la loro non-decontestualizzazione dall'ambiente deposizionale, esse non sono inviti espliciti a raccogliere fossili o a scavare nei luoghi che recensisco. Tutto quello che scrivo è da considerarsi a scopo didattico, in quanto fuori dall'Italia è possibile raccogliere fossili e mettere in pratica le tecniche qui esposte.

Inoltre, tutti i pezzi italiani qui recensiti sono stati legalmente acquisiti sul territorio dato che appartengono ad associazioni naturalistiche autorizzate (per esempio il GNML, Gruppo Naturalistico della Maremma Laziale, di cui faccio parte), a musei (per esempio il Museo di Barbarano Romano) o a istituzioni che mi hanno permesso di fotografare e descrivere i pezzi, oppure sono collage su sfondo nero di campioni trovati in natura e lasciati rigorosamente nel luogo di rinvenimento (con descrizione delle tecniche utilizzate in "Fotografia dei fossili").




Lista dei luoghi di ritrovamento recensiti nella Tuscia viterbese

Clicca sulle miniature per scoprire tutti i giacimenti fossiliferi della Tuscia descritti (clicca qui per i giacimenti italiani).


Lista dei luoghi di ritrovamento recensiti nella Tuscia viterbese

Clicca sulle miniature per scoprire tutti i giacimenti fossiliferi della Tuscia descritti (clicca qui per i giacimenti italiani).






Loc. Pisciarello

Calcareniti plioceniche





Macchia della Turchina

Argille plio-pleistoceniche





Area 52

Sabbie plioceniche





Bagni di S. Agostino

Arenarie mioceniche





Macchietta del Bove

Calcareniti e sabbie plioceniche





Loc. Gallinaro

Sabbie plioceniche





Monte Riccio

Argille e sabbie plio-pleistoceniche





Montebello

Sabbie plioceniche





Spiaggia Valdaliga

Biocalcareniti del Tirreniano (Pleistocene sup.)





Torrente del Ghiaccio

Argille plioceniche





Fosso Cavone

Successione argillosa plio-pleistocenica





Tarquinia città

Calcareniti "macco" del Pliocene medio-superiore





Loc. Pisciarello

Calcareniti plioceniche





Macchia della Turchina

Argille plio-pleistoceniche





Area 52

Sabbie plioceniche





Bagni di S. Agostino

Arenarie mioceniche





Macchietta del Bove

Calcareniti e sabbie plioceniche





Loc. Gallinaro

Sabbie plioceniche





Monte Riccio

Argille e sabbie plio-pleistoceniche





Montebello

Sabbie plioceniche





Spiaggia Valdaliga

Biocalcareniti del Tirreniano (Pleistocene sup.)





Torrente del Ghiaccio

Argille plioceniche





Fosso Cavone

Successione argillosa plio-pleistocenica





Tarquinia città

Calcareniti "macco" del Pliocene medio-superiore






Altre avventure a breve...



Mappa dei luoghi di ritrovamento recensiti nella Tuscia viterbese

Clicca sulle località per scoprire tutti i giacimenti fossiliferi della Tuscia descritti (clicca qui per i giacimenti italiani).


Mappa dei luoghi di ritrovamento recensiti nella Tuscia viterbese

Clicca sulle località per scoprire tutti i giacimenti fossiliferi della Tuscia descritti (clicca qui per i giacimenti italiani).


Un indirizzo deve essere specificato per incorporare una mappa


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